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Da: Mauro Vaiani [mauro@sp.unipi.it]
Inviato: giovedì 27 dicembre 2001 16.32
A: 'Toscana Libertaria'
Oggetto:
Ugo di Toscana: una figura leggendaria;
una icona di valori perenni;
uno stimolo filosofico-politico per i
libertari
Salve e auguri a tutti.
Mauro Aurigi di Siena ha voluto "pungere" alcuni Toscani ed esponenti di
gruppi impegnati per l'autonomia della Toscana al riguardo delle
celebrazioni della morte di Ugo di Toscana.
Romano Redini di Lucca ha mandato una risposta ricca di spunti, che lascio
allegata a queste mie righe.
Mi sento di aggiungere un piccolo contributo personale, in tre punti.
Primo, la celebrazione di Ugo di Toscana e del suo millenario è di per se
un fatto emozionante, perche Ugo di Toscana è una figura leggendaria che
esercita un fascino che non può essere stato fondato su altro che grandi
doni spirituali e uno straordinario carisma personale. Alcuni ipotizzano
addirittura che la leggenda di Ugo sia tanto viva, presente e
affascinante, perché in essa si sono confusi i buoni ricordi lasciati
forse non dal solo Ugo, ma senz'altro da sua madre, da altri membri della
sua famiglia e della sua amministrazione e forse da un altro Ugo, anch'egli
buon amministratore delle terre di Toscana. Date una lettura al sito
http://www.ugoditoscana.it e troverete qualche spunto in proposito.
Secondo, Ugo di Toscana è una icona di valori spirituali perenni, che ci
riguardano come esseri umani, prima ancora che come Toscani cristiani,
ebrei o laici. Da capo politico e militare, Ugo ha testimoniato valori di
attaccamento, coscienza e onore, esattamente come, nel suo tempo, hanno
fatto artigiani fiorentini, monaci camaldolesi, marinai pisani, mercanti
ebrei e agronomi arabi. Nessuno di questi uomini e donne credeva di essere
perfetto o migliore, ma ciascuno di essi, avendo vissuto con gioia ed
energia la propria irripetibile vita, è un esempio da ammirare. Alla Badia
Fiorentina, ogni anno, il 21 dicembre, si prega, si ricorda, si riflette.
Ci si inchina a questi valori perenni, non a un padrone. Del resto gli
uomini che si inchinano ai valori e alle tradizioni, sono esattamente
quelli che meno si inchinano ai potenti di turno e di oggi, come dimostra
in modo particolarmente efficace la storia della Toscana e, scusate se oso,
la nostra storia personale di libertari e autonomisti.
Terzo, la politica di Ugo di Toscana, sia la sua personale (per il poco che
ne sappiamo), sia quella degli Ottoni e del loro tempo, deve almeno
incuriosire chi abbia una qualche aspirazione libertaria e autonomista.
Redini ricorda che è una politica che viene all'alba delle libertà
comunali. Io vorrei aggiungere che è una politica temperata e moderata, che
lascia vivere le persone e le comunità locali relativamente al riparo da
arbitrii e guerre, che ha permesso un grande pluralismo istituzionale e
politico e la nascita delle libertà dei borghi e delle arti, che ha
lasciato arricchire senza eccessi di tassazione, che ha impedito guerre che
non fossero brevi, simboliche e combattute da pochi professionisti.
La marcia degli stati nascenti verso il potere moderno, quella che è
culminata nel totalitarismo e nella massificazione moderna (e nel
servilismo di massa, magari giustificato dai grandi ideali nazionalisti,
giacobini, fascisti e comunisti), inizia più tardi e non c'entra nulla con
l'Europa e con la Toscana di Ugo.
I momenti di lotta (e di equilibrio, che sono stati parecchio più lunghi
delle lotte) fra libertà comunali e autorità imperiali e papali li possiamo
e li dobbiamo ricordare e studiare con orgoglio e con umiltà, con energia e
pazienza.
Quando finisce questa età di equilibrio e di lotte fra impero, papato e
comuni, inizia infatti la storia dello statalismo, che ha come epilogo il
totalitarismo. Quindi, per noi che vogliamo lo svuotamento dello stato e
siamo geneticamente antitotalitari, è essenziale comprendere, e forse
amare, l'Europa e l'Occidente come erano prima dell'avvento degli stati,
come erano al tempo, per esempio, del nostro Ugo di Toscana.
Mauro Vaiani, Prato
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-----Messaggio originale-----
Da: rredini@netscape.net [SMTP:rredini@netscape.net]
Inviato: giovedi 27 dicembre 2001 2.21
A: aurigi@libero.it
Oggetto:
Non mi pare lecito porre sullo stesso piano
Ugo Salico Marchese di Toscana e i Medici
Agli amici toscani
Mauro Aurigi ha scritto il 23-12-01: "Quello che volevo sottolineare è
che dopo 4 o 5 secoli di libertà comunale "i Fiorentini disdegnavano fare
reverentia a qualunche ed erano tanto alieni da' modi della corte che io
credo pochi altri". Che dire dei Fiorentini, anzi dei Toscani che oggi
fanno la "reverentia" a Ugo di Toscana?".
Non mi pare lecito porre sullo stesso piano Ugo Salico Marchese di
Toscana e i Medici.
A parte i 5 secoli e mezzo che li separano, direi che stanno agli
antipodi: il primo all' alba delle libertà comunali e al tramonto del
feudalesimo in Toscana, il secondo all'alba della tirannide signorile e al
tramonto delle libertà comunali in Toscana. Col primo nascono, col secondo
muoiono, le libertà.
Il primo, che ci vien descritto come più diplomatico che guerriero, pur
venendo dal feudalesimo ci appare modernizzatore di quel regime instaurato
da papa Leone III e da Carlo Magno, e preparatore, magari inconsapevole, di
quei movimenti centrifughi e libertari che porteranno, per es., i Lucchesi
a combattere senza tanti complimenti i residui del regime feudale e ad
abolire ogni titolo cosiddetto nobiliare.
I secondi per contro li troviamo a percorrere un cammino inverso, dalla
libertà alla tirannide. Dediti ai più sottili e atroci inganni, devastati
da una sete orgiastica di potere, non hanno mai avuto il minimo scrupolo di
usare qualsiasi arma, compresa la Cattedra di S. Pietro, per il
raggiungimento dei propri fini. Via via leccapiedi e aguzzini, corruttori e
macellai (i Senesi e i Pisani conservano ancora la memoria di questa
versione), han trovato limiti alla loro boria solo nella maggior forza o
nella sagacia dei vicini.
Ma, tornando a Ugo, non furono i Lucchesi e i Pisani che presero le
armi, e per più volte, contro quella Matilde che li voleva ricondurre a far
la "reverentia"? E gli stessi, quali cittadini di capitali marchionali, non
avevano sentito più forte e più pesante e più pressante il peso dell'imperio? Diavolo, il padrone ce l' avevano in casa! Eppure furono i primi
ad affrancarsi e i primi a sostenere con le armi una scelta di libertà; una
scelta, ricordiamolo, che da 1500 anni, dal tempo delle citta greche,
mancava alla storia del mondo. E' in questo tempo che in Toscana nasce e si
sviluppa quel nuovo sentire e operare, e parlare, che costituiranno le basi
della civiltà moderna. La Svizzera verrà duecento anni dopo.
Merito di Ugo? Non lo so... Per certo bisogna ammettere che Ugo non
deve avere operato in senso opposto, stando a quel che si è vociferato di
lui e stando agli avvenimenti che sono seguiti alla sua morte. Sembra che
il tempo ne abbia addirittura migliorato la memoria, e, si sa, il tempo è
galantuomo.
Nel pratico, è un fatto che nel nome di Ugo e della sua insegna (tre
pali d' argento in campo di rosso) possiamo riconoscerci e ritrovarci tutti
toscani, risvolto questo non trascurabile proprio perché a monte dei
movimenti centrifughi comunali, e che ci viene a pallino in questi tempi in
cui vogliamo perorare la causa toscana, in una comunanza tutta da definire,
da delimitare, da precisare quanto si vuole, ma pur sempre una comunanza su
cui basare la ricostituzione della Nazione Toscana (il limite cui tendere).
Ergo, nessuna "reverentia" a Ugo, ma semplice riconoscimento all' opera
sua di feudatario, che non solo non ha soffocato nessuna libertà peraltro
ancora inesistente, ma nemmeno ha ostacolato la germinazione e la
maturazione di tale libertà. In ogni caso la figura del "Principe" tiranno
preconizzata dal Machiavelli (che ricordiamo sotto le mura di Pisa a
distruggerne la libertà nel 1509) non s' attaglia davvero a Ugo,
onestamente ligio al proprio dovere di feudatario e di margravio, ma semmai
a quel Cosimo de' Medici molto più somigliante al Valentino di
machiavellica memoria. Nessuna "reverentia" dunque ma, semmai, tentativo di
appropriarci di una memoria toscanissima che può portare acqua al mulino
della Nazione Toscana da contrapporre (o da affiancare) mediante
secessione, al consesso delle Nazioni.
Ma questo è un altro discorso, che peraltro risulterebbe meno indigesto
e più accettabile se "il liberalismo, inteso come quel nucleo del pensiero
politico di tradizione occidentale che è precipuamente rivolto alla difesa
dei diritti individuali civili e politici", avesse rivolto altrettanta
attenzione "alla difesa dei diritti di gruppo di un qualche tipo, incluso
il diritto di secessione..." (A. Buchanan - SECESSIONE).
Cordialità.
Romano Redini, Lucca
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----- Original Message -----
From: aurigi@libero.it
To: toscana libertaria
Sent: Saturday, December 22, 2001 10:12 AM
Subject: Ugo di Toscana
Come avrete notato sono stato assente (la certezza che la propria
assenza sia stata notata è tipica dei peggiori presuntuosi) sulla questione delle celebrazioni del millenario della morte del Gran Barone, feudatario di un quinto dell'Italia ed anche oltre.
Il motivo è che non volevo sciuparvi la "festa", non per squisitezza d'animo, ma per timore di passare per rompiscatole bastian contrario per partito preso, più di quanto in realtà io sia. Ma ora che i festeggiamenti sono chiusi ve lo devo proprio dire: questo entusiasmo toscano degli ultimi anni per tutto ciò che ha rappresentato il buio della ragione e della libertas mi riempie di sconforto.
Firenze festeggia il liberticida Lorenzo dei Medici e la sua dispotica casata, Pistoia e Siena due papi del '600 (ma c'è stato periodo più buio in
Toscana e in Italia, Galileo ce lo siamo proprio scordato?), la Toscana i Lorena
ed ora anche Ugo, un feudatario di un impero barbarico (ma non durò - nel
nome della libertas signori liberali! - 2 o 300 anni la guerra dei comuni contro quel sistema? e non è durata più o meno altrettanto la lotta dei
liberali - la sinistra di allora - contro quell'assolutismo regio che due o tre
secoli fa aveva in Ugo, Lorenzo, Lorena, papi e imperatori i suoi fondatori e antesignani?).
Sia chiaro, non ho nulla contro la ricerca storica (perché questo è un fatto incontrovertibile: Ugo e gli altri sono personaggi che nella storia hanno avuto un peso), ma tra questa e la devozione ne corre di differenza! A dirla tutta io sono sempre più preoccupato, perché più il tempo passa
e più ho conferme di una cosa che mi terrorizza: dopo 50 anni di demagogica ubriacatura repubblicana (resistenza, antifascismo, democrazia e via banalizzando) noi Italiani ci riscopriamo finalmente (anche noi Toscani,
che ci vantiamo anarchici individualisti insolenti irriverenti mangiapreti) quelli che in realtà siamo sempre (almeno dal 1500) stati: sudditi in estatica ammirazione del proprio principe, del quale oggi sentiamo dolorosamente la mancanza.
Guardate, non sono incazzato, solo triste.
Mauro Aurigi, Siena
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