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lunedì 11 agosto 2003 Incontro con Massimo Bianchi |
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Massimo Bianchi, 59 anni, esponente
storico dei Socialisti a Livorno, |
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Massimo Bianchi, buongiorno e grazie di questo incontro. Alcune notizie per i Toscani che non ti conoscono. Hai 59 anni. Nel 1961, a 16 anni, ti sei iscritto al Partito Socialista Italiano. Nel PSI sei rimasto fino al suo scioglimento nel 1994. Oggi sei ancora impegnato nella vita politica e amministrativa di Livorno come consigliere comunale di opposizione, per la lista civica Livorno Insieme. Nel Partito Socialista hai avuto diverse cariche e hai lavorato per anni come politico a tempo pieno. Nel 1980 e nel 1990 sei stato vicesindaco di Livorno. Ti definiresti un professionista della politica? Mi definirei un uomo che ha scelto il Partito Socialista, come scelta di vita. Dentro di me sono ancora intimamente convinto che sia stato un errore sciogliere il Partito Socialista. Il PSI aveva celebrato da poco i suoi 100 anni di vita...
Rimpiangi il Partito Socialista come strumento
o alcuni valori che attraverso lo strumento venivano portati avanti?
Non sarai un nostalgico del proporzionale... Istintivamente e per antica formazione sì... Non nascondo che, per scoraggiare la frammentazione, avrei preferito che si passasse attraverso l'introduzione generalizzata di soglie e sbarramenti elettorali, anche molto alti, restando nel proporzionale, come diceva Craxi negli ultimi anni del PSI. Il maggioritario non fa pare della storia politica della repubblica.
Salveresti l'elezione diretta dei sindaci e delle figure di maggiore responsabilità? Sì, ma vorrei commentarne una conseguenza che non era inevitabile ed è negativa. L'elezione diretta dei sindaci, dei presidenti delle province e delle regioni, un domani del presidente del consiglio, dal punto di vista della stabilità dei governi, va bene. Però bisogna creare dei contrappesi. Oggi i sindaci e i presidenti sono dei podestà. L'appartenenza ai consigli comunali e provinciali è diventata una sorta di cavalierato onorario. Le giunte sono diventate dei "consigli della corona". Sono stato consigliere comunale negli anni 70 e 80 e lo sono oggi. Noto che oggi siamo diventati meramente rappresentativi. I consessi elettivi sono diventati organi di "retribuzione morale". Di fronte al potere della dirigenza burocratica e ai poteri reali che sono in mano ai sindaci, i consessi elettivi hanno perso peso. Non c'è sufficiente divisione e contrapposizione di potere fra l'esecutivo e l'organo consiliare. Se a questo si aggiunge la crisi dei partiti e della formazione di nuova classe dirigente, si capisce come oggi sia scesa in campo una teoria di eletti che è mediocre rispetto al passato.
Per contribuire a un cambiamento che salvasse la vostra storia e i vostri valori, nel 1999 avete promosso la lista civica Livorno Insieme. Prendemmo un impegno, che abbiamo mantenuto, di rappresentare una presenza indipendente. Non legata né al Polo, né all'Ulivo. Impegno che abbiamo mantenuto. Prendemmo il 4%. Eleggemmo un consigliere in ogni circoscrizione e uno in consiglio comunale. Abbiamo mantenuto una posizione di opposizione seria, costruttiva, da gente che conosce la macchina comunale e i problemi delle persone, delle imprese, delle comunità di Livorno. Pensiamo di riproporla nel 2004.
Sarà ancora una lista civica solitaria? Abbiamo rapporti, ovviamente, con le altre forze di opposizione della città. Tieni conto che, per la natura civica e locale della nostra formazione, non abbiamo partecipato come lista Livorno Insieme a momenti regionali e nazionali della vita politica. Ad essi ciascuno di noi, se lo ha ritenuto opportuno, ha partecipato con la propria cultura politica. Fra di noi ci sono, per esempio, molti repubblicani, cattolici, socialisti che hanno seguito le vicende nazionali della loro famiglia politica di origine. Stiamo pensando di ripresentare Livorno Insieme mantenendo questa caratteristica civica, forse anche per il consiglio provinciale. Siamo in collegamento anche alcune realtà della provincia. Vediamo.
Rapporti con la Casa delle Libertà? La Casa delle Libertà a Livorno ha un ruolo di minoranza. E' ovvio che abbiamo rapporti con essa.
Da quando sei stato sindaco e quindi collaboravi stabilmente con la sinistra di governo in Toscana a ora che sei consigliere civico di opposizione, cosa è cambiato? Quali ragioni ti hanno spinto a passare all'opposizione? Una importante ragione di fondo è la seguente: credo che il comportamento del mondo comunista e postcomunista nei confronti della tragedia del popolo socialista, ai tempi di "Tangentopoli", sia stato perfido. Quando nel 1994 si presentò alle elezioni politiche lo schieramento dei Progressisti io presi le distanze. Annunciai che non li avrei votati. Perché bisogna ricordarsi cosa era avvenuto: i Socialisti erano stati considerati e trattati come malavitosi. Questo è stato ingiusto non solo, ovviamente, nei confronti del popolo socialista. Fu ingiusto anche nei confronti di alcune figure, complesse e con grandi responsabilità, che avevano partecipato ad un certo modo di finanziare la vita politica. Inoltre ritenni di non seguire l'accorpamento dei Socialisti, o di ciò che ne restava, alla sinistra postcomunista, perché ritengo che essa non abbia fatto tutti i conti con la propria storia. Il socialismo riformista, nonostante sul piano storico sia stato vincente, nella vita politica italiana è scomparso. La scena politica della repubblica è invece dominata da ex-missini, ex-democristiani, ex-comunisti. Questo non mi piace, anzi mi preoccupa. Infine, sul piano locale, devo dire che ho assistito all'ingrigimento della mia città, alla sua crisi economica, al calo demografico, all'impoverimento culturale. Una città con una storia brillante, ricca di nazioni, culture e religioni, si sta smarrendo. Al sistema industriale e portuale che l'ha alimentata per tanti anni, si va sostituendo un sistema che non crea nuova ricchezza, nuove iniziative, nuove imprenditorialità, ma solo servizi e edilizia controllati dal potere politico-amministrativo locale.
Dimmi qualcosa di più di questa crisi, su un piano più concreto: acqua, parcheggi, patrimonio immobiliare... Ti faccio l'esempio dell'immenso patrimonio comunale. Vedo che non c'è un bilancio, uno solo, fra quelli delle aziende municipalizzate, farmacie, rifiuti, acqua, gas, che sia in attivo. Sono tutti in rosso. C'è una classe amministrativa che è arrivata al capolinea e che insiste pervicacemente a rimanere ancorata al potere, inamovibile. A questo proposito voglio notare una cosa che mi preoccupa molto. Oggi lo status di amministratore locale permette un cambiamento di vita, economico e concreto. Tutti noi che siamo stati impegnati a lungo nella vita civica, abbiamo avuto l'ambizione di assumere degli incarichi e siamo stati retribuiti per il periodo del nostro mandato. Ma questo, se uno non rubava, non ci cambiava lo stato di vita. Una parte del denaro andava al partito. Il resto integrava gli stipendi normali o ci ripagava dei distacchi e dei permessi dai nostri originari posti di lavoro. Oggi, con l'aumento delle indennità e delle prebende, essere un amministratore o un dirigente locale cambia la vita. E' un surrogato di carriere e riconoscimenti che nemmeno molte le aziende private sarebbero in grado oggi di garantire ai loro migliori dirigenti. Cambia la classe sociale, lo status, in modo consistente. Questo è pericoloso. Si rischia la formazione di una classe amministrativa e politica che si arrocca, si difende, si riproduce solo per cooptazione, senza nemmeno quel minimo di competizione e di selezione per merito che si aveva nella vita democratica interna ai partiti organizzati della prima repubblica. Tu capisci che oggi, quando un presidente di circoscrizione, per amministrare un budget di poche migliaia di euro, percepisce uno stipendio di migliaia di euro, abbiamo creato una posizione di rendita, non un servizio politico-amministrativo. Abbiamo, credo, un problema molto ampio e serio di come e quanto compensare il lavoro politico e amministrativo, senza creare un ceto parassitario che si mantiene di denaro pubblico senza alcun controllo da parte degli elettori.
Tu, personalmente, di cosa vivi? Ho fatto a lungo il dirigente di partito e l'amministratore locale. Ho usufruito di molti distacchi dal mio posto di lavoro presso l'azienda sanitaria locale. Oggi sto andando in pensione. Questo mi rende abbastanza indipendente e sereno.
Per costruire un meccanismo sano di finanziamento della politica e per compensare ragionevolmente il lavoro politico e amministrativo, il tuo gruppo civico cosa propone? Non abbiamo ricette, ma pretendiamo moderazione e maggior controllo sugli stipendi e sull'operato degli stipendiati. Siamo stati gli unici che abbiamo votato contro l'aumento delle indennità. Per finanziare il nostro gruppo stiamo facendo tutti dei sacrifici personali. Non abbiamo alle spalle alcun gruppo organizzato, aziendale, di potere economico o editoriale. Per ora possiamo fare una testimonianza. Con maggior sostegno elettorale e con il passare del tempo, potremo fare di più. Penso che sia interesse dei cittadini darci forza per tenere viva una voce libera e critica. Deciderà l'elettorato, l'anno prossimo.
In giro per Livorno, anche in ambienti popolari legati ad un voto tradizionale per la sinistra postcomunista di governo, si sentono sussurri di dissenso... Vedi, c'è un fenomeno che dovrebbe far riflettere gli amministratori. Ormai, per qualsiasi interesse che si senta colpito, dall'installazione di un'antenna alla sopravvivenza di un gruppo di negozi, dal verde pubblico alle buche per le strade, si forma un comitato. Questo comitato non si reca al quartiere o in comune, ma cerca di rappresentarsi direttamente, perché non si fida più delle istituzioni. Questo mina la credibilità e il funzionamento delle istituzioni. C'è materia su cui riflettere, per chi è al potere.
C'è un tema più generale, non solo amministrativo e locale, che ti sta a cuore? Una tema di libertà. Sono padre di due figlie che studiano all'Università di Pisa, che stanno crescendo come cittadine attente. Vorrei che la mia generazione e la loro riuscissero insieme a vincere la sfida della libertà e del successo della ricerca scientifica, che deve essere coltivata insieme alla qualità e all'efficienza della scuola e dell'università. E' un grande tema, che ci riguarda tutti. Abbiamo bisogno di avere università e centri di ricerca eccellenti e competitivi.
Pensi che ti candiderai a sindaco di Livorno nel 2004? Questo lo deciderà la lista Livorno Insieme. Siamo a disposizione.
Qualche considerazione sulla vita politica in Toscana oggi. Come ti dicevo prima, parlando dei poteri dei sindaci e dei presidenti, della crisi dei partiti, dell'incapacità per gli elettori di selezionare davvero i candidati nei collegi uninominali, dello strapotere dei funzionari e dei burocrati, c'è un problema generale di verticalizzazione della vita politica. Faccio l'esempio delle aziende sanitarie locali. Un tempo erano governate da organismi espressi dai partiti. Erano organismi plurali e pluralisti, che rendevano conto ai consigli elettivi. Oggi sono guidate da amministratori che prendono ordini da chi li nomina, cioè dalla regione. Il che oggi significa dal Governatore. Lo stesso vale per i sempre più estesi poteri di nomina dei sindaci e dei presidenti delle province. Questa verticalizzazione concentra in poche mani il vero potere. Questo è un problema, perché le assemblee elettive non rappresentano alcun vero contrappeso. Al controllo democratico di cui erano capaci i vecchi partiti non abbiamo ancora sostituito nulla di altrettanto efficiente... Ma consentimi di ritornare ancora sulla mia storia...
Naturalmente vuoi dirmi ancora qualcosa sulla distruzione del PSI... Il Partito Socialista fu distrutto perché fu trasformato nel capro espiatorio di un certo modo di finanziare la vita politica. Però tutti i partiti avevano costosi e ampi apparati. Dopo tangentopoli tutti gli apparati sono stati dismessi e ridimensionati. Questo vorrà pure dire qualcosa. Craxi, quando disse che l'alimentazione della politica era un problema di tutti, non fu smentito. Oggi leggiamo e sappiamo che la corruzione continua a esistere. Va ad alimentare altre cose. I costi della politica non sono per niente diminuiti. In un collegio uninominale non mi sembra che basti il volontariato, per condurre una campagna elettorale seria. Noto che i comitati elettorali oggi mettono in campo risorse non di poco conto. In Toscana ce ne accorgiamo meno, perché nella maggior parte del nostro territorio c'è una forza politica egemone. Da Piombino a Castelfiorentino alcuni costi della politica sembrano contenuti, perché non c'è vera competizione. In alcune realtà dove il margine fra gli schieramenti è più risicato, mi pare che si spenda molto...
Ricapitolando: abbiamo un maggioritario imperfetto e povero di contrappesi, non abbiamo più partiti seriamente organizzati, il finanziamento della politica è ancora un problema irrisolto... Mi sembra che il quadro sia cupo, ma non è forse cupa e greve l'intera nostra vecchia repubblica, con le sue migliaia di leggi inutili o inapplicabili, con i suoi arbitri e la sua inefficienza? Ci sarà pure qualcosa che vale la pena di fare. Sì, l'alternanza. L'alternanza è la linfa della democrazia. Quando una forza è convinta di essere premiata comunque dall'elettorato, perde spinta propulsiva, perde gusto della fantasia e del cambiamento. Lo strappo è benefico per la città, anche per chi perde, perché costringe a un cambiamento. Le città toscane che hanno avuto l'alternanza, come Pisa, hanno gruppi dirigenti di maggior spessore. La sinistra in particolare, si è rinnovata, a Pisa, e non certo a Livorno. Negli anni dell'alternanza Pisa ha espresso molto di più di Livorno. A Livorno e in altre città della Toscana, inoltre, la mancanza dell'alternanza porta verso una deriva conformistica. In maggioranza e con la maggioranza si vive bene, meglio, più comodi. Livorno, se posso esprimere una critica, rischia molto per questa deriva di conformismo politico. Come la città fu in massa fascista, così dal 45 ad oggi ha confermato ininterrottamente al potere il PCI-PDS-DS. Uno strappo è necessario, il conformismo ci soffoca.
Quali sono i valori che ti hanno tenuto così a lungo legato alla vita civica? Sono affezionato a Livorno. E' la mia città. E inoltre sono innamorato della sua particolare vocazione internazionale e interculturale. E', in un certo senso, la prima città della Toscana moderna formatasi con gli extacomunitari di allora, gli Ebrei, gli Olandesi, gli Inglesi, gli Armeni, che vennero a popolare questo nuovo sbocco sul mare di cui si dotò il Granducato. C'è una Livorno del 700 e dell' 800 che era una città simbolo di libertà in Europa. La prima edizione dell'Enciclopedia francese fu stampata a Livorno. Il primo pastore protestante che è venuto a svolgere la sua missione in uno stato cattolico, è quello venuto a Livorno. La prima città italiana in cui gli Ebrei non hanno avuto ghetto e potevano acquistare immobili è Livorno. A Livorno abbiamo avuto scuole pittoriche d'avanguardia, grandi musicisti, grandi uomini politici del nascente liberalismo. Questa è la storia di una Livorno libera, sotto governi moderati e liberali. Poi è venuto il fascismo, seguito dal monopolio del comunismo. La città si è ripiegata su se stessa. Certo, c'è una qualità della vita buona, ma ci sono anche potenzialità inespresse e una grande storia da riscoprire.
La tua esperienza in Massoneria. Sono entrato in Massoneria nel 1967, a 23 anni, perché i valori propri dalla Massoneria italiana sono quelli che mi sento di condividere: la libertà, l'uguaglianza, la solidarietà. Fu una scelta morale di un giovane che era già funzionario del Partito Socialista. Nonostante le travagliate vicende di alcune parti della Massoneria italiana, oggi, nel 2003, non ho ancora avuto motivo di pentirmi di questa appartenenza spirituale. Sono fiero del fatto che per raccontare la storia della Massoneria italiana si debba per forza passare da Livorno e da Firenze, dalla nostra Toscana. Nemmeno la storia dell'Italia, almeno dall'unificazione ad oggi, la si può comprendere senza i Massoni.
E' una scelta riservata a pochi? La Massoneria ha una base popolare. Non è un "service club" per ricchi. Ha avuto logge di minatori di Rio Marina all'Elba. Ha sempre avuto una forte componente artigiana. Del resto, io non vengo certo dagli Accademici della Crusca... Se uno come me può far parte, per un certo periodo, della dirigenza nazionale del Grande Oriente d'Italia, la più grande, la più vecchia, la più riconosciuta associazione massonica italiana, vuol dire che c'è speranza per tutti...
Sei fra i fondatori dell'associazione Italia-Israele di Livorno (AIIL) e da poco hai accettato di partecipare al suo consiglio direttivo. Due parole su questa esperienza. Potrei ancora partire dalla mia scelta di vita come socialista riformista... Il socialismo riformista è parte dell'esperienza storica fondativa dello stato di Israele. Non a caso Israele ha avuto molti leader, Ben Gurion a Peres, che sono stati vicepresidenti dell'Internazionale Socialista. Inoltre, in una zona del mondo dove valgono solo gli interessi del petrolio e dove ci sono solo dittature, Israele è l'unica esperienza democratica. Ed anche l'unica esperienza multietnica. Multietnica davvero: Israele ha dato ospitalità a centinaia di migliaia di profughi e a molti altri che sono potuti andare là con la legge del ritorno, da decine di paesi e regioni diverse del mondo. Nonostante sia stato aggredito dai suoi vicini arabi sin dai tempi della sua fondazione, e sia rimasto sotto la loro minaccia per tutta la sua esistenza, è rimasta ed anzi è diventata ancora di più, se possibile, una società libera e aperta. Questo fazzoletto di terra, perché di questo si tratta, è esemplare, tanto più in una regione in cui sceicchi e dittatori, investendo percentuali minime dei proventi del petrolio, avrebbero potuto portare libertà e benessere ai loro popoli, e invece non ci sono riusciti. Voglio ricordare in particolare il destino infelice di quegli Arabi della Palestina che sono stati dislocati dalle vicende dei conflitti arabo-israeliani. Sono stati tenuti nei campi e nella miseria dai loro capi, invece che aiutati a ricostruirsi una vita. Sono stati una massa di manovra per i fini politici dei loro dittatori. Questi sono i fatti che commuovono e indignano chi ha una coscienza umanitaria e socialista come me e, spero, ogni persona libera.
Che cosa può significare l'amicizia con Israele nella Livorno di oggi? Restare fedeli a se stessi in questi anni difficili. Livorno ha un vecchissimo gemellaggio con Bat Yam, una bella città sul mare, vicino a Tel Aviv. E poi Livorno, senza la sinagoga e il rabbino (come anche senza il pastore e la comunità protestante...) non sarebbe Livorno, sarebbe una altra città. Livorno è anche Ebrea. La nostra amicizia con il mondo ebraico e la solidarietà con Israele ci viene spontanea. Torno a dire che quel fazzoletto di terra, perché di questo si tratta, che è stato strappato al deserto, in cui non c'era nulla prima che gli Israeliani lo trasformassero, che ha permesso una vita e dato una patria ai superstiti di una delle più atroci scelleratezze della storia moderna, che ha mantenuto salde basi democratiche, è importante per tutti.
C'è qualche persona, nella vita pubblica di oggi, che ammiri o stimi? Gente di valore in giro ce n'è. Ma mi limito a ricordare Ablondi. il precedente vescovo di Livorno. Una figura civile e spirituale di grande rilievo. Poi ho stima per Ciampi, e non solo perché è livornese di origine.
Vedo che hai sempre molto presenti le radici ebraiche, cristiane e laiche che alimentano la comunità della Toscana... A proposito di Toscana, devo strapparti una riflessione sul governatore Martini, sul suo potere che, come dici te, in questo maggioritario imperfetto e privo di giusti contrappesi, è ovviamente crescente. Eccola: mi sembra che Martini sia più preoccupato degli equilibri politici, di costruire un laboratorio per la sinistra, che non di governare la Toscana.
Troppa politica nazionale, poco buongoverno per la Toscana, intendi dire? Tieni conto che governare la Toscana non è poi così difficile... Si governa tanto bene da sola. E' una terra di tradizioni, di cultura, di senso civico diffuso, con immensi patrimoni culturali e ambientali, con una imprenditorialità diffusa e ancora ricca di potenzialità... Sì, mi sembra che con Martini la Toscana va sulla cronache nazionali più come laboratorio della sinistra che dovrebbe venire, che per opere e azioni di buongoverno.
Sei reduce da un impegno particolare della Massoneria durante Effetto Venezia. Com'è andata? Come sai presso la Fratellanza Artigiana, nel quartiere della Venezia, la Massoneria ha un palazzo storico. Fu un dono di Francesco Domenico Guerrazzi. Era la sua casa di città. E' stato la sede della Massoneria fino a quando non ci fu requisita dal fascismo. Il palazzo ci fu poi restituito dal sindaco di Livorno dopo la liberazione. Durante le manifestazioni di Effetto Venezia abbiamo deciso di aprirlo al pubblico. Il nostro rinnovamento e l'apertura all'esterno che ci ha caratterizzato in questi ultimi anni, hanno spinto centinaia di cittadini a visitare la nostra sede storica. Abbiamo avuto curiosità e interesse e anche qualche vocazione. La fraternità massonica vuole essere una delle famiglie spirituali e culturali di Livorno e ci sentiamo di vivere la nostra storia e la nostra identità, apertamente, in questa Livorno che è storicamente una delle città più libere del mondo e che, tolta la cappa dei conformismi che rischiano di soffocarla, tornerà ad esserlo.
Si avvicinano i giovani, al vostro rinnovamento? Ci sono stati momenti in cui si è rischiato l'invecchiamento. Devo dire che in questi anni c'è un ritorno di vocazioni, sempre entro i numeri di una piccola realtà. A Livorno oggi siamo circa 140 membri. Siamo stati più numerosi, in passato. Diciamo che La Massoneria ha bisogno di nuove adesioni per trasmettere grandi valori a una generazione diversa.
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a cura di Mauro Vaiani (vaiani@unipi.it ) |
http://www.toscanalibertaria.org/cammino/2003-08-11-massimo-bianchi.html | ||||||||