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martedì 1 marzo 2005
 

Intervento di
Mauro Vaiani
all'incontro nazionale
di Gay-Lib
 

Incontro nazionale di Gay-Lib a Milano

sabato, 19 febbraio 2005

 

Intervento di Mauro Vaiani

coordinatore di Toscana Libertaria

presidente di Insieme per Prato

 

La caduta della roccaforte rossa della Toscana farà bene al territorio, alla politica italiana ma non solo, alla stessa sinistra, ma soprattutto ai gay...

 

Ringrazio Enrico Oliari (http://www.oliari.com/) e tutta Gay-Lib (http://www.gay.it/gaylib/), il nostro gruppo di collegamento fra persone gay con un orientamento conservatore, liberale, liberaldemocratico e libertario, di questa occasione che mi date di parlare della Toscana e delle nostre prossime elezioni regionali del 3-4 aprile 2005.

 

Il mio obiettivo, ambizioso ma necessario, è farvi capire perché la sconfitta della roccaforte rossa della Toscana, da parte dell'ampia coalizione che si sta raccogliendo attorno al candidato governatore Alessandro Antichi (http://www.alessandroantichi.com), farà bene alla nostra amata madreterra toscana, alla politica italiana ma non solo, alla stessa sinistra, a tutta la pubblica opinione che ha a cuore la libertà e la diversità. Farà bene, in particolare e forse soprattutto, ai gay.

 

Vista da fuori e da lontano, la roccaforte rossa della Toscana non è molto diversa dai tanti territori in cui si è formata il cosiddetto "partito di raccolta". Il vecchio PCI toscano conquistò il primato elettorale dopo il disastro della II guerra mondiale. Dopo il 1989, l'egemonia del PCI sulla Toscana non si è dissolta.

 

Due esempi: Lucca era un feudo bianco, una roccaforte della DC, durante la guerra fredda; Livorno lo era del PCI. Crollato il comunismo, sciolta la DC con la fine della vecchia repubblica partitocratica, cosa abbiamo adesso? Lucca è una città dove l'elettorato si è liberato. In pochi anni ha visto già realizzarsi una compiuta alternanza fra coalizioni orientate a sinistra e altre a destra. Livorno, invece, è una città dove la massa dell'elettorato ex-comunista continua a votare, rigidamente, in un clima di abbrutente conformismo, per le forze della Sinistra che hanno preso il posto del vecchio partito. L'egemonia è intatta. L'alternanza non esiste. La città è chiusa ad ogni novità e l'elettorato è straordinariamente stabile, almeno per gli standard occidentali.

 

In Toscana, al vecchio PCI è succeduta, senza soluzione di continuità, la formazione dei Democratici di Sinistra, che con l'Ulivo e altri satelliti forma la coalizione Toscana Democratica.

 

Siamo senza dubbio di fronte a un classico caso di "catch-all party", dove si assorbono e si pilotano le istanze più diverse e magari opposte: verdi e cacciatori; donne e bambini; vescovi e femministe; omofobi e gay. Questo tuttavia non basta a spiegare perché, quando si avvicinano le elezioni, questa Toscana, che solitamente è un fiorire di comitati di protesta, associazioni di mutuo aiuto, centri culturali, club e libere iniziative, improvvisamente si acquieta. Tutti sembrano per mesi o anni molto rumorosi, rivendicativi, persino polemici nei confronti del potere amministrativo locale e regionale, ma poi, dalle urne elettorali, Toscana Democratica e il sistema politico del Centrosinistra escono regolarmente e massicciamente vincitori.

 

Burosauri sopravvissuti alla vecchia repubblica dei partiti e alla guerra fredda, tuttora spadroneggiano. Si applica ancora in Toscana, in qualsiasi rapporto fra persona e amministrazione, la ferrea logica dell'appartenenza. Se hai la tessera giusta in tasca, vieni ascoltato, eventualmente esaudito. Altrimenti no. La regola dell'appartenenza è molto più del favoritismo, del clientelismo, della corruzione - che pure esistono, come esistono in ogni paese della terra. Sono uno strumento di egemonia.

 

Il Centrosinistra toscano è portatore di una gnosi, di una concezione così semplificata e semplificatrice della realtà, da risultare, per coloro che la abbracciano, con lo stesso meccanismo con cui si abbraccia una religione, graniticamente indiscutibile. Così come i Testimoni di Geova sono stati capaci di spostare nel tempo la data della sicura fine del mondo, senza mettere in pericolo la fede dei loro adepti, così il Centrosinistra continua a lanciare messaggi che nell'immediato vengono creduti come vangelo, anche se poi si modificano rapidamente man mano che diventa necessario adattarsi alla realtà. La quale, per fortuna, non può essere ignorata per sempre.

 

Si è creduto ciecamente in Stalin? Altrettanto ciecamente si è creduto nella destalinizzazione. Si è creduto e si è speso denaro pubblico per decenni nella grande industria di stato? Con lo stesso entusiasmo si passati a difendere la piccola. Si sono lanciati gli slogan più virulenti? Ce li si è rimangiati con noncuranza.

 

Questa natura gnostica della sinistra italiana viene da lontano. Marx stesso concepì la sua religione per i proletari di tutto il mondo come un moderno ed efficace manicheismo. Con una scelta di marketing, ancora oggi invidiata dai pubblicitari di tutto il mondo, decise che la sua religione sarebbe stata atea e scientifica, quindi inattaccabile e inossidabile ad ogni spirito critico del pensiero moderno. Lenin perfezionò le tattiche di sopravvivenza del comunismo "in un solo paese", Togliatti, per l'Italia, teorizzò il Comunismo solo “in alcune regioni”, mentre l’Italia restava nel campo occidentale.

 

E’ stato Gramsci ad insegnare al Partito Comunista Italiano (e a molti altri partiti egemoni nelle loro roccaforti qua e là per il mondo) le modalità attraverso cui il Partito avrebbe dovuto conquistare una città o una provincia, imitando il modo in cui l'antico Principe machiavellico doveva costruirsi la sua signoria, al tempo del tramonto delle repubbliche medioevali italiane.

 

Come è stato scritto nell'audace saggio sul moderno principe della Toscana, pubblicato da Toscana Libertaria, il PCI prima e il Centrosinistra oggi, ottengono dal popolo l'obbedienza perfetta: distribuiscono ricchezza a coloro che si lasciano comprare; fanno sentire la forza e il potere a coloro che si lasciano intimorire; sono religione indiscutibile per coloro che credono.

 

L'egemonia del Centrosinistra sulla Toscana non è un accidente, o una curiosità della cronaca. Fa parte della storia delle roccaforti politiche, che poi sono, a loro volta, un capitolo della storia delle profonde correnti totalitarie che hanno attraversato la società occidentale. Peccato che in Italia, e tantomeno in Toscana, il totalitarismo sia scarsamente studiato…

 

Il crollo del totalitarismo nell'Est europeo, o il totalitarismo che è presente nelle società occidentali dell'Europa continentali nella forma partito, nella forma sindacato, nella forma della grande azienda pubblica o privata, o il totalitarismo presente in tutto il mondo come pericolosa tentazione della modernità, è ignorato nelle nostre scuole, perché il suo studio è sgradito al moderno principe della Toscana, è politicamente scorretto, è sconveniente agli orecchi sensibili della classe dominante, è pericoloso per la carriera e per lo stipendio di un accademico, non importa quanto brillante e autorevole.

 

Nonostante la classe dirigente locale abbia fatto, in tema di periferie inabitabili, di spreco di denaro pubblico, di opere pubbliche incompiute, errori del tutto analoghi a quelli che sono stati fatti da tutti i partiti della vecchia repubblica partitocratica italiana, la Toscana è una delle poche realtà in cui i sopravvissuti della partitocrazia non sembrano tuttora minimamente in discussione, dopo 60 anni di potere, dal 1945 al 2005.

 

Disastri come quello dell’interminabile cantiere di Bilancino, un lago artificiale nel cuore dello splendido Mugello, la cui costruzione è costata decine di volte più di quello che era stato preventivato e i cui tempi di realizzazione si sono allungati nei decenni, vengono digeriti dall'elettorato come se niente fosse. Il Mugello era e resta uno dei collegi più graniticamente fedeli al Centrosinistra.

 

Corruzione ne è stata generata, non fosse altro che per lo scandalo più recente, quello delle false privatizzazioni: migliaia di funzionari del vecchio PCI sono diventati, senza selezione, senza concorso pubblico, senza alcuna forma di competizione per merito, dirigenti e quadri delle grandi aziende del gas, dell'acqua, dei rifiuti, che sono state trasformate in società di diritto privato. La maggioranza delle azioni è rimasta in mano alle amministrazioni locali, cioè al partito. Il controllo politico delle opposizioni e della opinione pubblica, è del tutto scomparso. La possibilità per nuovi imprenditori o imprese private di competere contro questi monopolisti è nulla. La quantità di denaro che viene prelevato dalle tasche dei cittadini per mantenere la nomenklatura è imponente e crescente.

 

La possibilità, per il moderno principe della Toscana, di imporre nei collegi sicuri e fedeli della Toscana l'elezione di qualunque figura, come lo fu per Caligola il potere arbitrario di nominare il suo cavallo senatore, ha effetti deleteri che vanno ben oltre i confini della nostra terra.

 

Una teoria di leader politici che hanno perso, ripetutamente, importanti battaglie politiche non solo in Italia, ma anche nei vasti e drammatici scenari dell'Occidente attaccato da terrorismi nazionalsocialisti sempre più pericolosi, figure che in qualsiasi altro paese occidentale sarebbero già state sostituite e dimenticate, restano tuttora al potere nel Centrosinistra italiano e continuano a pontificare sulla sinistra europea e mondiale, grazie alla assoluta fedeltà dei collegi sicuri della roccaforte rossa della Toscana! Grazie all'egemonia esercitata localmente in Toscana, a livello nazionale ed europeo rimane al potere una nomenklatura inefficiente e invecchiata, che oscura i giovani leader vincenti di una nuova sinistra, persone che hanno saputo vincere su terreni completamente nuovi e in situazioni politicamente difficilissime. I primi alleati di coloro che lavorano per il crollo della roccaforte rossa della Toscana, dovrebbero essere quelli che hanno davvero a cuore il rinnovamento della sinistra italiana ed europea!

 

In Toscana esiste, ed è funzionale all’egemonia, la pericolosa rincorsa fra le sinistre, quella che genera una competizione negativa, a chi è più estremista, a chi la spara più grossa, a chi continua a fare appello alle nostalgie del passato, quando c’era l’URSS, o ad attingere all'ormai integralmente rottamabile patrimonio del marxismo, del terzomondismo, dell’anticapitalismo in genere.

 

Questo rincorrersi a sinistra delle sinistre toscane, è terreno fertile per gli estremismi vecchi e nuovi e per la violenza politica. I noglobal accusano Rifondazione Comunista di riformismo e di rincorrere il potere. Rifondazione accusa il Centrosinistra di conservatorismo e mancanza di apertura ai movimenti. Nei gruppi estremisti di ogni colore dilaga la violenza antiamericana e antioccidentale. Nei giovani dei collettivi studenteschi serpeggia l'arroganza di chi ha sempre fatto, impunemente, occupazioni, sit-in, vandalismo e squadrismo contro tutti gli avversari politici. Trasversalmente a tutto il Centrosinistra toscano riaffiorano riflessi antisemiti. Nei vecchi e inamovibili burocrati delle province e dei comuni, si fa sempre più evidente l'arroganza e la prepotenza di chi occupa da sempre il potere.

 

Questi estremi, come direbbero i vecchi partigiani, gli autorevoli amministratori del primo dopoguerra, o i pochi che ancora credono sinceramente nell'analisi marxiana della società, sono pericolosi, sono un sintomo di debolezza.

 

Nel Centrosinistra esiste un pericolosissimo vuoto. E' difficile da spiegare, per chi non conosce quanto sia arrogante e sommaria la cultura gnostica della sinistra toscana, ma proviamoci. Questo vuoto si è formato a partire dal 1989, anno in cui il comunismo dopo aver infiammato la terra, ha incontrato il suo inevitabile e umanissimo limite storico e geopolitico.

 

Non è un vuoto politico, non è un crollo di capacità amministrative od organizzative. E' qualcosa di più. Si tratta di un vuoto spirituale.

 

Gli orfani del comunismo brancolano nel buio. Dopo essere stati abituati per decenni a credere, obbedire, combattere, ora sono una macchina ancora potente, che ha perso il suo programma direttivo, rivelandosi, non inaspettatamente, pericolosa.

 

Scompare il sogno. Crolla verticalmente il prestigio morale. Muoiono i partigiani e i buoni sindaci del dopoguerra. Si appanna il mito della diversità morale del PCI rispetto agli altri partiti. Si allontana indefinitamente nel tempo il crollo, sempre dato per imminente, dell'Occidente. Tutto cambia, ma i riflessi condizionati sopravvivono.

 

Per riempire il vuoto, ogni nuovo trend, purché olistico e violentemente semplificatorio, è assorbito acriticamente. Il catastrofismo economico o ambientale, la junk science, l’isteria igienistica anti-tabacco, anti-ogm, anti-industriale, anti-nucleare, trovano cittadinanza e conquistano l'autorevolezza degli slogan e delle direttive di partito, prendendo il posto delle vecchie parole d'ordine comuniste.

 

Non importa essere conoscitori profondi della crisi spirituale e politica dell'Occidente di fronte all'assalto dei partiti di massa, delle ideologie totalitarie, dei moderni movimenti gnostici, per capire che certe semplificazioni sono come le bottiglie sparse per casa degli alcolisti. Quando prendi il vizio di bere, finisci sempre per bere e mescolare tutto quello che trovi. Inizi con la roba buona. Non smetti finché non hai scolato tutte le bottiglie, anche i fondi più vecchi e più marci.

 

Non meravigli che il conformismo, che aveva convinto che l'Unione Sovietica era meglio degli Stati Uniti d'America, porti importanti numeri dell'elettorato toscano a credere in qualsiasi altra favola, purché almeno vagamente antioccidentale e anticapitalistica.

 

Non importa quanto incredibile sia la tesi politica o economica che si sposa, alimentando il chiacchiericcio più infame, il complottismo, l’odio politico, l’ira giacobina contro i diversi e l’odio antropologico contro gli avversari politici. Purché si assecondino i riflessi condizionati più profondi.

 

I riflessi profondi e duri, durissimi, dell'antiamericanismo, dell'antioccidentalismo, dell'odio verso la libertà, sono sempre in mezzo a noi. Agiscono nelle persone comuni. Funzionano, almeno inconsciamente, anche nei leader e negli intellettuali. Sono sempre quelli di un rigido schema manicheo: America cattiva, Russia e Terzo Mondo buoni; profitto cattivo, tasse buone; privato approfittatore, pubblico redistributore…

 

Si tratta di riflessi antichi. Più antichi dello stesso PCI. Quest’odio di intere masse toscane verso la libertà e verso l'Occidente, quest'odio tanto più incredibile e innaturale se si pensa che l'Occidente ha proprio in Toscana una delle sue culle e uno dei suoi maggiori fari culturali, era stato alimentato anche nel vecchio PSI, nel fascismo, nel nazionalismo, in parte del movimento cattolico. Praticamente da tutti i movimenti politici della modernità, come essi si sono manifestati in Toscana. La storia di come e perché, da tempi ormai remoti, prima del PCI, nel vecchio PCI, dopo il PCI, per farsi una carriera politica in Toscana sia sufficiente gridare contro il complotto giudo-pluto-massonico, è ancora tutta da scrivere… Sarà la storia del conformismo politico della Toscana, prima tutta fedelissima ai Lorena, poi tutta sabauda e nazionalista, poi tutta fascista, infine tutta rossa. Sarà scritta dagli storici dopo il crollo del partito-stato.

 

Come e più di altre componenti economiche e sociali, le minoranze organizzate si appoggiano stabilmente sulla forza della Sinistra. Fra di esse, i gay.

 

E’ evidente che, sotto l’ombra protettrice del partito-stato, i militanti gay, coloro che sono riusciti a diventare imprenditori e organizzatori della comunità gay e dei suoi ritrovi, i molti giovani che sperano di poter vivere la loro condizione gay in modo più sereno, sperano in uno status di tolleranza e inclusione.

 

Non accuso la Sinistra della Toscana di venir meno a questa promessa di protezione. Lancio però un monito su due prezzi che si pagano, su due pericoli che serpeggiano: il primo è il prezzo che paga tutta la società toscana, quello del conformismo e dell'arruolamento elettorale; il secondo, ancora più grave, è la sedimentazione nelle persone gay di un estremismo inutile, che rischia di essere l’ennesima interiorizzazione dell’odio di sé, il lato irrisolto e oscuro che minaccia sempre la persona gay.

 

Il primo pericolo è chiaro. Si rastrellano i voti gay e poi, quando il Centrosinistra va al potere, non si fa nulla in campo di unioni civili e di altre aspettative delle donne e degli uomini gay.

 

Il secondo pericolo, molto più sottile, molto più problematico, è che la persona gay interiorizzi, con un zelo degno di miglior causa, tutto l’arsenale di luoghi comuni anticapitalisti e antioccidentali che rappresentano la sottocultura dominante della Toscana rossa. Questo forse aiuta a sentirsi più accettati, se si vive in una roccaforte rossa... Si badi però di non cadere nella trappola ben nota alla psicologia del profondo: il minacciato, il non amato, il diverso, finisce per fare propri gli schemi più rigidi e insensati di chi lo opprime, pur di sentirsi accettato.

 

Si rimane disorientati dal vedere un numero così alto di gay "filotalebani" e sostanzialmente subalterni alla propaganda del nazionalsocialismo arabo. Eppure, proprio per questi meccanismi scatenati dal bisogno di sentirsi accettati nella roccaforte rossa, proprio fra le persone gay, che ovunque, fuori dall’Occidente, sarebbero condannate alla morte, alla tortura, ad una vita nel perenne terrore, si trovano un impressionate numero di estremisti antioccidentali e di ammiratori di impresentabili dittatori del Terzo Mondo, purché, naturalmente, antiamericani.

 

Teniamo acceso il cervello e continuiamo a porci ad alta voce questo problema politico e culturale, perché ritengo sia intimamente legato al cammino di accettazione che la persona gay deve compiere, prima di tutto con le sue forze interiori. Continuiamo a ripetere, come fece il coraggioso Giacomo Andrei, esponente dell’ARCI Gay di Siena, ribelle al benpensantismo di sinistra: bruciate i burka, non le bandiere americane (http://www.ecn.org/lists/deviazioni/200110/msg00077.html)!

 

L’antichità e la bellezza della nostra terra sono lo stupendo scenario della propaganda della Sinistra e lo specchietto per tutte le allodole di passaggio. Si vantano delle nostre tradizioni di buongoverno, sorvolando allegramente sul fatto che essi sono gli eredi della loro decadenza. Crollate le libertà civiche della Toscana, con i Medici, poi i Lorena, poi la Consorteria che andò al servizio dei Savoia, infine con il fascismo e il comunismo, il buongoverno e il senso civico sopravvivono pericolosamente... Di certo non crescono più... La Toscana sta consumando un patrimonio spirituale, non lo sta incrementando.

 

Indurre la gente di Toscana ad una riflessione seria è un’opera dai tempi lunghi. Abbiamo bisogno di aiuto anche da fuori, per incrinare il muro del conformismo politico, culturale e spirituale in cui siamo avvolti. Come è accaduto in tutti i casi storici di totalitarismo e di egemonia politica, anche noi abbiamo bisogno di coraggiosi che comincino a suonare le trombe, subito fuori dalle mura della nostra Gerico.

 

I Toscani che sono dovuti fuggire a Milano o all’estero, per sfuggire alla mediocrità e al clientelismo imposti dalla sinistra. Gli Italiani che comprendono come, se non crolla la roccaforte della Toscana, l’intera sinistra del paese non si rinnoverà mai. Gli Europei più illuminati che comprendono la decadenza di una delle province più belle del continente. Gli Occidentali che si ribellano al declino dei propri valori. Gli anticonformisti di tutto il mondo che non si arrendono ai luoghi comuni e che vogliono vederci chiaro sul perché una stessa classe politica, battuta dalla storia e sconfitta nei propri valori e nelle proprie ideologie, debba restare al potere ininterrottamente per 60 anni. Da tutti ci aspettiamo che finalmente di questo potere si discuta politicamente, si attacchi con la satira, si metta in discussione con il voto.

 

Per noi Toscani ribelli all’egemonia sta per arrivare un momento felice, con la candidatura di Alessandro Antichi alle prossime elezioni regionali.

 

La roccaforte cadrà, prima o poi, ma sarebbe di gran lunga provvidenziale, se cadesse quando è disponibile una alternativa seria e credibile come quella di Alessandro Antichi e della vasta coalizione di sinistra, centro, destra e presenze indipendenti e civiche, che si sta coalizzando attorno a lui.

 

Non saremmo né la prima, né l’ultima provincia del mondo, che dalla padella di una lunga egemonia, casca nella brace di qualche capoccia peronista o di qualche avventuriero, invece che nella moderazione e nell’intelligenza di un uomo come Antichi e della sua squadra…

 

Antichi è un vero Toscano. E’ un vero cattolico liberale. E’ veramente aperto sul terreno della dignità e della libertà di tutti, a cominciare dalle persone e dalle coppie gay. Se fosse lui a sconfiggere il vecchio Centrosinistra in Toscana, avremmo in tutta la nostra terra un risveglio simile, e per molti aspetti più entusiasmante, di quello che lui ha saputo promuovere negli anni in cui è stato un grande sindaco di Grosseto.

 

Mauro Vaiani
presidente di Insieme per Prato
coordinatore di Toscana Libertaria
http://www.sp.unipi.it/hp/vaiani
http://www.toscanalibertaria.org 

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